mercoledì 2 maggio 2007

tesi - il concetto di verità in freud e lacan

tesi - il concetto di verità in freud e lacan

Prima parte: la verità, costrutto generale:

• Diego cugia – un amore all’inferno (mondadori - 2005): pag. 67 - la verità come le streghe fugge via a colpi di scopa. Per trovarla bisogna star quasi immobili. Io forse sono stata troppo e non quasi immobile. _____ pag. 82 - dostoevskij, i demoni, (sulla verità): “amico mio, la verità autentica è sempre inverosimile. _____ pag. 121 – rilke, “la morte non è altro che il lato oscuro della vita non illuminato da noi …” _____

• Andrè gide – autoritratto di un uomo scontroso (il melangolo – 1993): pag. 22 – mi si fa notare: “è la difesa dell’organismo”. Mi sembra in generale che siffatto organismo si difenda molto di più di quanto non sia aggredito. E ciò ha come risultato la menzogna. _____ pag. 38 – e lui si assopiva comodamente nella menzogna; la dove io non potrei mai prendere sonno. _____

• Anteo saraval – l’illusione: una certezza (Raffaello cortina editore – 2003) – pag. 8 – Galileo galilei, 1630 circa “eppur si muove”. _____ pag. 8 – l’ipotesi scientifica più elaborata è una costruzione illusoria che solo resistendo alla disillusione, non dimostrandosi falsa al confronto con la realtà, diventa una nuova verità scientifica … benché perennemente sottoposta a revisioni. _____ l’antropologo george devereux, (in, dall’angoscia al metodo nelle scienze del comportamento1967, trad, it. Enciclopedia italiana, roma 1984) – l’uomo reagisce col panico al silenzio della materia. Il suo bisogno di negare la mancanza di reazioni che la materia oppone alla sua presenza – così come di negare il suo panico – lo induce ad interpretare in modo animista i fenomeni fisici e ad attribuire loro dei significati che non possiedono, al fine di poterli interpretare come risposte. Se non si verifica nessuno stimolo interpretato come risposta, l’uomo tenderà a sostituire una risposta illusoria a quella che, a torto, si attendeva. _____ pag. 12 – Se poi pensiamo che l’essere umano – alla nascita – si trovava in una situazione di totale dipendenza – solo una relazione simbiotica con la madre ne può garantire la sopravvivenza – è facile intuire quale panico possa generare l’assenza, la separazione, qualsiasi situazione che crei un vuoto di relazione, di risposte, con questo oggetto indispensabile. Tale panico potrà esser colmato con modalità illusorie onnipotenti – qualora l’infante avrà sperimentato una relazione sufficientemente buona con il seno materno. Viceversa, il vuoto verrà riempito di una illusorietà persecutoria – perché la presenza di un oggetto nemico è più tollerabile di dell’assenza di relazioni. _____ pag. 13 – soltanto in tempi successivi, (terza fase: quella scientifica) l’umanità raggiunge la possibilità di pensare al mondo in termini meno illusori: questo coincide con il sorgere dell’approccio scientifico al reale (primo tentativo di dell’umanità di riflettere su se stessa e sul mondo che la circonda in modo obiettivo). _____ pag. 14 – (in oggetti transizionali e fenomeni transizionali, martinelli – 1975, e in gioco e realtà, armando – 1972) winnicott afferma che l’accettazione totale della realtà, l’abbandono dell’illusione auspicato da freud non sarà possibile: l’uomo non riuscirà ad a liberarsi della tensione che gli crea il dover collegare la realtà interna con la realtà esterna; tale tensionepotrà essere attenuata solo mantenendo viva un’area transizionale intermedia di esperienza che è l’equivalente dell’area transizionale del bambino: il campo dell’illusione, dell’arte, del gioco, della religione, … _____ pag. 14 – uno scienziato non può essere un puro ricercatore di verità: esso è guidato anche dai suoi ideali – che sono elementi illusori e in quanto tali possono spingerlo in una direzione diversa, persino opposta, rispetto alle sue scoperte. _____ pag. 16 – bion – attenzione e interpretazione, armando ed.1973 – ribadiva più volte che la manete umana ha bisogno di verità come il corpo di nutrimento; che la mancanza di verità provoca debilitazione per fame mentale; la verità per esistere non ha bisogno di un pensatore, è che il pensatore che ha bisogno di verità. _____ pag. 16 – la verità è ciò che la psicoanalisi come metodo che agisce si propone di ricercare; il suo compito è quello di rendere conscio l’inconscio – porre l’IO dove c’era l’ES e smascherare ogni operazione falsificante che il soggetto compie per non rendersi consapevole di aspetti di sé o della realtà. Operando come ricercatore di verità, lo psicoanalista fa della verità il suo credo. _____ pag. 17 – ci troviamo di fronte a un paradosso. La psicoanalisi ricerca la verità, la propone come meta ideale per l’uomo, pur riconoscendo che la mente umana non tiene in gran conto la verità, anzi spesso la disdegna, preferendo cullarsi nelle illusioni. Il paradosso è ancora più sorprendente se pensiamo che la psicoanalisi nasce dalla scoperta dell’esistenza di un inconscio depositario di verità rimosse dalla coscienza perché traumatiche o inaccettabili – un inconscio quindi che ha la funzione di tenere nascosti alla coscienza eventi significativi. _____ pag. 17 – esiste un parallelismo fra l’uomo primitivo e il bambino: entrambi attivano un pensiero onnipotente per difendersi dall’angoscia e tentare di raggiungere – attraverso illusione – un controllo sugli accadimenti – senza dubbio incomprensibili – di un mondo nuovo e sconosciuto. _____ pag. 18 – negando l’impotenza si può creare una prima sicurezza riguardo al valore del proprio essere, che costituisce – pur nell’illusione – il presupposto per tentare l’esperimento di esistere. Come sarebbe possibile muoversi attivamente verso la vita avendo costantemente presente la verità della propria incapacità di provvedere da soli alla propria sopravvivenza? Meglio un asino vivo che un dottore morto: la nostra mente si è sviluppata e appare programmata per garantirci sicurezza e stabilità emotiva, in altre parole per farci sopravvivere nelle migliori condizioni più che produrre sapienza e conoscenza del vero. Basti ricordare l’accoglienza riservata a Galileo – mise in dubbio il principio geocentrico del sistema solare – o a Darwin – smantello l’origine divina dell’uomo – e a freud – che fornì un’immagine nuova e inquietante dell’animo umano. Solo con il procedere della crescita – quando la sicurezza di riuscire a sopravvivere con le proprie forze si va via via consolidando – possiamo azzardarci a ripercorrere il grande passo di adamo ed eva: affrontare l’emancipazione, individuarci come esseri autonomi – che possono pensare con la propria testa – abbandonare il giardino dell’eden dove era garantito un benessere eterno e paradisiaco, a patto però di rinunciare all’albero della conoscenza, restando ignoranti e dipendenti. _____ pag. 20 –morin quando parla di buchi neri della conoscenza – a proposito di menzogna, illusione, autoinganno – sottolinea cone questo sia un problema antropologico legato alla natura e struttura del cervello – al fatto che la mente non conosce il cervello e il cervello non conosce la mente (e. morin, la conoscenza della conoscenza, feltrinelli 1989). _____ pag. 21 – come l’occhio (il quale continua a vedere quello che vede anche se sappiamo si tratta di un’illusione, vedi sperimenti di piattelli palmarini m., l’illusione di sapere, mondadori, 1993) nel campo del pensiero, anche la nostra mente è incapace di utilizzare le conoscenze presenti in altri settori: come l’occhio, i nostri moduli mentali restano impervi alle correzioni suggerite dalla logica, dalla aritmetica, dal giudizio razionale. _____ pag. 22 – illusione, idealizzazione e innamoramento: illusione (l’illusione del bambino di aver creato – come fosse onnipotente – gli oggetti dell’ambiente che viene incontro ai suoi bisogni. La disillusione riguardo la propria onnipotenza lo spinge a proiettarla sui genitori – fonte di benessere ma anche di frustrazione. Se + legato da un affetto prevalentemente positivo svilupperà un’idealizzazione ovvero a vedere uno o entrambi i genitori come dotati di qualità solo ideali, oscurando tutti i loro difetti. Nell’adolescenza raggiungendo una sufficiente autonomia la metterà in discussione). Idealizzazione (freud. È un processo illusorio in cui l’oggetto idealizzato viene assimilato all’Ideale dell’IO del soggetto., riproducendo le condizioni della relazione narcisistica primaria.). innamoramento (la dinamica dell’idealizzazione si riproduce nell’innamoramento. L’innamoramento è il prototipo dell’idealizzazione. È la riproduzione del rapporto madre-neonato in reciproca preverbale contemplazione estatica. Inconsapevolmente gli innamorati giocano entrambi il doppio ruolo di genitore e figlio). _____ pag. 22 – j. klauber (the role of illusion in the psychoanalytic cure, london 1987) il transfert è l’area dove verità e illusione si mescolano inestricabilmente, e scopo della cura e districarle. _____ pag. 57 – semi: la nostra teoria psicologica è limitata e uno dei suoi limiti è quello di ridurre gli affetti in parole. Gli psicoanalisti lo sanno bene, per questo chiedono che si provi cosa vuol dire la psicoanalisi prima di parlarne.

seconda parte: la religione:

• Scienza e fede vol I pag 139: le scienze umane, dalla psiconalisi all’etnologia (L'etnologia (dal greco ethnos: persone) è la disciplina che si occupa di studiare e confrontare le popolazioni attualmente esistenti nel mondo ed è strettamente legata all'antropologia (e in particolare all'antropologia culturale, che si occupa più in generale del comportamento umano). Comparata all'etnografia (lo studio di singoli gruppi attraverso il contatto diretto con la cultura) l'etnologia è più accademica in quanto esamina le ricerche degli etnografisti, e cerca i punti di similitudine e/o di contrasto tra le differenti culture.), assumono la funzione di interpretare la “verità dell’uomo che era stata propria della metafisica (La metafisica é quella parte della filosofia che studia l'essere in quanto tale e quindi nei suoi principi primi; appartengono all'ambito della ricerca metafisica anche il problema dell'esistenza di Dio, dell'anima, dell'essere in sé (in Kant: noumeno). Il nome deriva dai libri di Aristotele, nell'edizione di Andronico da Rodi (I secolo AC), nella quale la trattazione dell'essenza della realtà fu collocata dopo (in greco "meta") quella della natura (che è la fisica). Il prefisso "meta" assunse poi il significato di "al di là, sopra, oltre".) e della teologia (La Teologia è la disciplina che studia Dio e la divinità nei loro caratteri propri; ha accessoriamente la funzione di produrre elaborazioni teoretiche circa materie dogmatiche. Il termine deriva dai lemmi del greco antico Théos (Dio) e lógos (discorso) e letteralmente significa «discussione intorno a Dio». La maggior parte delle religioni (in ispecie quelle monoteistiche e quelle rivelate) hanno sviluppato ciascuna la propria teologia. È discusso se possa parlarsi di teologia a proposito degli studi di religioni politeistiche). Gilles Deleuze (1925-1995) e Pierre- Felix Guattari (1930-1992) scrivevano nell’Antiedipo (1972) che riguardo a DIO è <>. In modo analogo, per Jacques Lacan (1901-1999), la verità del senso è il non-senso (ciccio: aggiungerei manifesto) (Ecrits , 1965). Jaques Derrida (1930-1999) afferma che ogni testo consiste nella decostruzione del testo (l’écriture et la differente, 1967): il senso del testo, e quindi della cultura, è quello di essere senza significato, perché privo di ogni senso unificatore di verità. E Claude Levi- Strass nei Tristes tropiques, (1955), sostiene che anche dal punto di vista antropologico la cultura dell’uomo è solo espressione di pure relazioni senza significato oggettivo. Il nichilismo (Il termine nichilismo (dal latino nihil, nulla) designa in un senso generico l'atteggiamento o la dottrina volti a negare in modo definitivo e radicale l'esistenza di qualsiasi valore in sé e l'esistenza di una qualsiasi verità oggettiva, con conseguente svalutazione della realtà stessa.Con le parole del filosofo Pier Paolo Ottonello (n. 1941) possiamo affermare: Il nichilismo come negazione radicale o metafisica, è dunque negazione del senso dell'essere e degli enti in quanto significato e realtà sostanziali e valorativi, che possono essere tali solo in quanto fondati nell'assolutezza dell'essere. Nichilismo è dunque, essenzialmente, l'assoluta negazione di ogni assolutezza, che percorre le strade o dell'indeterminazione dell'essere e degli enti o dell'univocità radicale essere nulla) nella forma di un significante senza significato e di un testo senza senso finisce così per essere la più recente forma dell’ateismo della cultura. In rapporto con questa concezione sembrano oggi farsi strada forme di “ateismo religioso” che compaiono nel contesto di una cultura postmoderna e postmetafisica nella forma di adesione ad un “Sacro anonimo” che si pone al di là non solo di ogni concettualizzazione di DIO, ma anche di ogni rapporto religioso con il TU personale di DIO. Si desidera così prescindere esplicitamente da ogni collegamento con una tradizione religiosa, prima fra tutte dalla Rivelazione biblica (forma di religione senza DIO). _____ pag. 549: la verità in quanto valore esige l’atteggiamento di veracità: essa è la virtù morale e sociale che coinvolge la persona nella fedeltà alla verità, sia in se stessa che nei rapporti con gli altri, ed è essenziale, quindi, nel comunicare. Nel lavoro scientifico, essa esige di distinguere rigorosamente le conoscenze consolidate, da ipotesi, opinioni

• the passion: pilato: che cos’è la verità, Claudia? La senti, la riconosci quando viene detta? _ Claudia: si, la riconosco. Tu no? _ pilato: come? Me lo puoi dire?_ Claudia: se non vuoi ascoltare la verità, nessuno te la può dire.

• dr house: la fede non si basa sulla logica o sull’esperienza – ma io faccio esperienza di dio quotidianamente e del miracolo della vita tutto intorno a me e del miracolo dell’amore, del miracolo della nascita, lui è sempre insieme a me – dr house: dov’è il miracolo quando è tossico sin dalla nascita un bambino? E quando si vede una madre che l’abbandona perché le serve un’altra dose? Il miracolo dell’amore! Ci sono molte più probabilità di venire uccisi da una persona che si ama che da un estraneo – che cerca di fare, di togliermi la mia fede? – dr house: lei può credere a tutto quello che vuole: agli spiriti, all’aldilà, al cielo, all’inferno. Ma se parliamo di questo mondo non sia idiota. Lei mi dirà che ripone la sua fede in dio, o nella sua provvidenza ma quando attraversa la strada so che guarda a destra e a sinistra. – guardi che io non credo che lui sia dentro di me, che questo mi salvi la vita. Io credo che lui sia dentro di me in ogni caso: che viva o che muoia. – dr house: allora tanto vale vivere. E ha più probabilità con me che con lui. ________ per la fede, l’esperienza è nella vita, nell’amore, nella creazione. Fede come certezza. La certezza in terra attraverso queste esperienze _____ la verità comincia dalle bugie _____ tutti mentono – però non contano le parole, contano i fatti _____

• Anteo saraval – l’illusione: una certezza (Raffaello cortina editore – 2003) – pag. 7 – freud aveva pensato che l’illusione religiosa sarebbe stata superata … freud dimostra che mentre considera la fede in dio un’illusione, non ha dubbio alcuno sulla realtà dell’illusione (l’avvenire di un’illusione, opere, vol. 10 – 1978). _____ pag. 7 – la ricerca di illusorietà trova la sua giustificazione nell’effetto rassicurante e stabilizzante che l’illusione è in grado di offrire allorché procura certezze narcisistiche. _____ pag. 7 – in questi tempi di di rapida evoluzione tecnologica e scientifica rischiamo di ritrovarci sviliti perché clonabili – privati dunque della nostra irripetibilità – o viceversa quasi immortali – perché le cellule staminali ci promettono la resurrezione della carne. _____ pag. 12 – per freud la cultura religiosa riproduce (la seconda fase dello sviluppo: pensiero magico e religioso) la fase infantile della relazione con il genitore idealizzato. Saraval sottolinea che quando inizia a delinearsi una distinzione tra soggetto e oggetto, una dialettica duale, l’illusione di onnipotenza permane ma non è più legata al narcisismo primario, ma alla relazione tra una madre – considerata onnipotente – e un infante – impotente – il quale tuttavia può accedere all’onnipotenza tramite una tenace dipendenza. _____ pag. 16 – freud – l’avvenire di un’illusione – profetizzava che l’umanità avrebbe abbandonato l’illusoria fede nella religione preferendo preferendo vivere nella verità, senza accorgersi che stava contrapponendo una fede a un'altra. _____ pag. 18 – c’è la promessa della vita eterna, di continuità dell’esistenza, di costante presenza di un genitore-dio onnipotente. L’angoscia della morte-separazione può essere evitata perché – se la fede è assoluta – c’è garanzia di immortalità, di non separazione.

terza parte: FREUD:
• Anteo saraval – l’illusione: una certezza (Raffaello cortina editore – 2003) – pag. 12 – anche freud (totem e tabu, 1912-1913) (prima fase dello sviluppo) sottolinea come l’animismo sia la modalità più primitiva di approccio al mondo, mettendo in rilievo la l’analogia tra il pensiero primitivo e il pensiero infantile: l’animismo corrisponde alla prima fase dello sviluppo libidico – narcisismo primario – dove domina l’onnipotenza dei pensieri - il mondo esterno è illusoriamente pensato come emanazione dei propri pensieri: soggettivo e oggettivo, illusione e realtà, si confondono. _____ pag. 13 – il passaggio a questa fase è descritto da freud nel saggio: precisazioni su due principi dell’accadere psichico, 1911. Freud afferma che ci sono dei processi di pensiero più arcaici – residui di una fase di sviluppo nella quale erano l’unica specie di processi psichici – che obbediscono al principio di piacere. Sogno, illusione, fantasia, perseguono tutti desideri piacevoli, allontanano la sofferenza ed obbedisco a questo principio. Se non che, la disillusione ha portato l’apparato psichico ad imparare a rappresentare a se stesso – anziché le condizioni proprie – quelle reali del mondo esterno. Compare quindi una nuova modalità di pensiero: quella che risponde al principio di realtà. Sottolinea freud che questo non significa una destituzione del principio di piacere ma una sua migliore salvaguardia: un piacere momentaneo e incerto viene abbandonato nella prospettiva di conseguirne, attraverso il principio di realtà, uno più sicuro. Quindi l’accesso al reale coincide con un processo di disillusione e la disillusione – LO SMASCHERAMENTO DEL FALSO – che mette in moto l’esperienza del reale. _____ pag. 14 – dopo aver evidenziato quanto l’uomo sia mosso dall’irrazionale e dall’inconscio, ha preconizzato – in avvenire di un’illusione, 1927 – il trionfo della razionalità: “là dove c’era l’ES dovrà esserci l’IO (WO Es war, soll Ich werden). _____ pag. 15 – nella situazione in cui ci troviamo davanti ad un serpente possiamo restare immobili ed essere sopraffatti da un angoscia che non può essere ne scaricata ne controllata oppure – viceversa – possiamo essere consapevoli che si tratta di una situazione potenzialmente pericolosa ma essere in grado di prendere le contromisure del caso. I pericoli in questo caso sono due: uno reale – esterno, il serpente – e uno relativo alle nostre reazioni emotive – da queste ci proteggono i meccanismi di difesa dell’IO. _____ pag. 28 – freud, psicologia della masse e analisi dell’IO, 1921, boringhieri vol. 9 – l’illusione che permette il costituirsi del gruppo è basata sulla presenza di un capo – sia esso politico sia esso militare o religioso – che viene vissuto come padre che ama di uguale amore tutti i figli, i quali si sottomettono a lui attraverso processi di identificazione e di suggestione di tipo ipnotico. _____ pag. 47 – freud, la negazione, boringhieri, vol. 10, 1978: esempio classico: non è mia madre. Freud conclude: “noi rettifichiamo: dunque è la madre”. Nella negazione un giudizio di estraneità è il presupposto per l’introduzione nella coscienza di contenuti rappresentativi altrimenti inaccessibili a essa. La funzione di giudizio del soggetto nella negazione – finalità della negazione – è alterata: la coscienza del soggetto accetta in questo modo contenuti rappresentativi altrimenti inaccettabili. _____ pag. 53 – freud, inibizione, sintomo ed angoscia, vol. 10, 1978: “quando il viandante canta nell’oscurità opera un diniego della sua paura e non per questo ci vede meglio”. Quando si tratta di inconscio, nell’oscurità ci siamo per definizione. _____ pag. 57 – freud, la negazione, boringhieri, vol. 10, 1978: “ il fine primo e più immediato dell’esame di realtà non è dunque quello di trovare nella percezione reale un oggetto corrispondente al rappresentato bensì di ritrovarlo, di convincersi che è ancora presente”. _____ pag. 63 – effetto di verità: freud, lettere a w. Fliess, boringhieri, 1986: “mentre ero oppresso da quel grado di sofferenza che costituisce l’optimum (s. m. invar. il massimo livello a cui si possa giungere in un dato campo: raggiungere l'optimum di una produzione; atleta all'optimum della forma – dizionario garzanti) per la mia attività cerebrale, tutto ad un tratto le barrire sono crollate, i veli sono sollevati e io sono riuscito a penetrare con lo sguardo dal più piccolo particolare delle nevrosi sino alle condizioni della coscienza. Ogni cosa al suo giusto posto, gli ingranaggi ben congegnati, si aveva l’impressione che la cosa si fosse ora trasformata in una macchina che da un momento all’altrosi sarebbe messa a camminare da sola … naturalmente non sto in me dalla contentezza – 1887-1904, pag. 172”. Pag. 511: “è inequivocabile il fatto che la concentrazione dell’attenzione su di un compito intellettuale e la tensione dello spirito in genere come conseguenza in molte persone, adolescenti o più mature, un concomitante eccitamento sessuale”. Freud parla anche di pulsione di verità, 1905 pag. 505 tre saggi sulla teoria sessuale vol. 4 boringhieri: “lo sforzo dei piccoli esploratori resta per lo più sterile e sbocca nella rinuncia, che non di rado lascia dietro di sé una durevole offesa alla pulsione di sapere”. Possiamo dire che se l’offesa alla pulsione di sapere non è eccessiva l’effetto che può sperimentare l’adulto nella sua ricerca scientifica costituisce un modo per una reintegrazione narcisistica che coscientemente qualifichiamo come aposteriori ma che nell’atemporalità dell’inconscio è una reintegrazione e basta. _____ pag. 64 – freud, psicopatologia della vita quotidiana, 1901, boringhieri vol. 4: “la conoscenza è sempre una conoscenza di sé”. _____ pag. 65 – freud, 1927, l’avvenire di un’illusione, pag.484, vol. 10 boringhieri 1978, “… lo sforzo scientifico in quanto vincolato alle condizioni della nostra specifica organizzazione, non potrà fornire che risultati soggettivi. …… la nostra organizzazione – il nostro apparato psichico – si è sviluppata nello sforzo di esplorare il mondo esterno e deve aver quindi realizzato nella propria struttura un certo grado di congruenza; essa stessa è parte costitutiva di quel mondo che dobbiamo esplorare.

• Cercare: freud pulsione di verità. 1905 pag. 505 tre saggi sulla teoria sessuale vol. 4 boringhieri

• Mario a. toscano – introduzione alla sociologia (francoangeli – 2003) – pag. 397 – la teoria degli istinti (o delle pulsioni) di freud, da ul lato riconduce a radici istintuali la condotta anche nelle sue forme più evolute e complesse, dall’altro pone un rapporto di irriducibile antagonismo tra le pulsioni in quanto tali e la società, e richiede un analisi dei complessi processi psico-sociali attraverso i quali si attua la mediazione tra i due piani corrispondenti. Freud: La libido è così l’energia delle pulsioni attinenti a tutto ciò che può venir compendiato come amore. Per amore intendiamo ciò che i poeti celebrano, ossia dell’amore sessuale tendente all’unione sessuale. Non ne escludiamo tuttavia anche l’amore per se stessi, per i genitori e i bambini, l’amicizia e l’amore per gli uomini ingenerale ed anche l’attaccamento a oggetti concreti e a idee astratte (psicologia delle masse e analisi dell’io – boringhieri, 1971). L’organismo tende naturalmente ad instaurare rapporti con la realtà circostante sulla base delle spinte pulsionali o libidiche che esso riversa sugli oggetti, cioè su persone e altri elementi della realtà (investimenti libidici) secondo modalità che dipendono dal funzionamento dell’organismo stesso. Questo passa infatti attraverso vari stadi di maturazione (stadio orale, anale, fallico, genitale) durante i quali certe corrispondenti dette “zone erogene” risultano privilegiate come canali o strumenti di rapporto con la realtà. In un primo monto freud si interessò sulla dinamica tra ricerca del piacere attraverso le varie forme assunte dalla libido e autodifesa da parte dell’organismo sulla base degli istinti dell’IO: seguire le pulsioni sena freni potrebbe portare ad uno scontro con la realtà dannoso per l’IO; così lo sviluppo dell’IO risulta anche funzione dell’esperienza – in parte quindi frutto dell’interazione dei processi maturativi e degli atteggiamenti educativi dei genitori (agenti socializzatori). Il quadro si fa più complesso dal momento in cui freud opera uan distinzione tra istinti di vita o sessuali, o EROS, e istinti di morte, THANATOS (piacere: riduzione, diminuzione, estinzione della massa di stimoli operante nell’apparato psichico; dispiacere: a un suo aumento – introduzione alla psicoanalisi, boringhieri, 1969.). questo portò freud ad accettare l’idea che tutti i processi vitali tendono alla stabilità del mondo inorganico – morte – da cui la vita stessa sorge per l’azione di qualche forza di disturbo. l’aggressività sarebbe uno spostamento verso l’esterno degli impulsi autodistruttivi bloccati dall’istinto di vita dell’organismo. Così, l’individuo – portatore di EROS – tende all’autoconservazione ed a uscire da se stesso per unirsi agli altri; come portatore di impulsi di morte, tende all’autodistruzione e alla distruzione degli altri. _____ pag. 399 – ES: parte profonda, inaccessibile, immodificabile, aperta verso il somatico da cui trae i bisogni pulsionali o istinti di cui i processi psichici sono espressione; non ha un’organizzazione, produce lo sforzo di procurare soddisfacimento ai bisogni pulsionali rispettando il principio di piacere; per l’ES non valgono le leggi del pensiero, soprattutto il principio della contraddizione. L’ES non conosce ne giudizi di valore, ne il bene e ne il male, ne la moralità. Per differenziazione si sviluppa – al fine della stessa sopravvivenza dell’organismo – la parte che risulta più a contatto con la realtà esterna e che appunto dalla sua vicinanza viene influenzata: l’IO. Abbiamo quindi una modificazione dell’apparato psichico: il passaggio dal principio di piacere al principio di realtà. sotto l’influenza delle pulsioni di auto conservazione dell’IO il principio di piacere e sostituito dal principio di realtà. . Il rapporto con la realtà non può sempre svolgersi in termini economici, utilitarististici. La realtà, non solo dimpone delle dilazioni ma anche delle repressioni – in modo definitivo – di alcuni impulsi – in quanto inaccettabili per l’ordine sociale stesso. Ci troviamo in presenza del secondo momento critico dello sviluppo individuale: gli impulsi pur non perdendo nulla della loro energia vengono negati a livello cosciente e si ripresentano in forme sublimate accettabili socialmente. Nell’ambito della vita familiare, tali processi potrebbero consistere nella desessualizzazione delle pulsioni sessuali nel controllo-introiezione delle pulsioni aggressive. Il risultato delle trasformazioni indotte dalle ingiunzioni/proibizioni del gruppo sociale mediate dalle figure parentali è la terza struttura della personalità – essenziale per la comprensione della socializzazione, (il SUPER-IO). La sua doppia origine: una biologica (dipendenza del figlio dai genitori) e una psicologica (il complesso edipico: situazione psicologica ove le spinte libidiche sono orientate verso il genitore di sesso opposto e l’ambivalenza nei confronti del genitore dello stesso sesso sentito come avversario-concorrente oltreché come oggetto d’amore anch’esso). Secondo freud la società stessa e la personalità umana matura si fonda sulla proibizione dell’incesto: gli impulsi sessuali che si rivolgerebbero ai genitori verrebbero negati trovando il loro limite nella proibizione dell’incesto; tale limite promuove la negazione e la rimozione dell’impulso fuori dalla coscienza e la sua comparsa in forma desessualizzata – o affetto – che assume una funzione fondamentale nel mantenimento di legami familiari stabili. Nella risoluzione del complesso edipico entra in gioco un meccanimo fondamentale per l’origine del SUPER-IO: l’identificazione. Secondo freud, il bambino – totalmente amorale – subisce in un primo momento il potere esterno, l’autorità dei genitori, che lo governano mediante la concessione di prove d’amore e la minaccia di castighi – quest’ultimi temuti dal bambino poiché dimostrano la perdita d’amore. Solo in seguito si sviluppa la situazione secondaria: l’impedimento esterno viene interiorizzato e al posto dell’istanza paretale subentra il SUPER-IO – esattamente come faceva prima i genitori del bambino (introduzione alla psicoanalisi). Questo passaggio è reso possibile con dall’identificazione con i genitori in conseguenza della quale il bambino si comporta come loro, li imita, li accoglie in certo qual modo in sé – li fa rivivere attraverso di sé. I genitori nella fase edipica, una volta perduti rivivono come istante parentali interiorizzate, non solo come fonte di autorità punitiva ma in quanto parti dell’IO risultanti dall’identificazione con oggetti d’amore – anche come punto di riferimento ideale della condotta (IDEALE DELL’IO). _____ pag. 444 – freud: il bambino nasce senza sapere ne cultura. _____ pag. 16 – freud – l’uomo mosè e la religione monoteista, boringhieri, vol. 11 1979 – “a nessuno è mai riuscito di accertare che l’intelletto umano possegga un fiuto particolarmente fine per la verità e che la vita psichica mostri una particolare inclinazione a riconoscere al verità. Abbiamo appreso al contrario che il nostro intelletto si smarrisce molto facilmente e senza alcun preavviso, e che nulla è creduto da noi più facilmente, senza riguardo per la verità, di ciò che asseconda le nostre illusioni”.

• La grande enciclopedia medica UTET – 2007 – vol. VII – pag. 38 – tre punti caratterizzanti la dottrina freudiana: teoria dell’apparato psichico, teoria degli istinti, teoria della sessualità infantile. La prima: per freud l’apparato psichico può essere concepito come suddiviso in tre istanze – o regioni: l’ES (o Id), l’EGO (o Io) e il Super Ego o Super Io. La più antica fra queste è l’ES – l’unico presente alla nascita. L’Es è governato dal principio di piacere – che gli impone soddisfazione immediata dei desideri, generatori di tensione interna che viene vissuta come dolore. L’ES non ha però un diretto contatto con la realtà – non è in grado di influire sul comportamento in modo da consentirgli di agire sull’ambiente e soddisfare i desideri. Interviene allore il processo primario – che consente all’ES di scaricare la propria tensione con l’immagine allucinatoria dell’oggetto di desiderio. Progressivamente – dagli strati superiori dell’ES – si sviluppa l’IO, che riesce a distinguere tra sé e il mondo esterno, ed è regolato dal principio di realtà – sulla base della realtà esterna il bambino diventa capace di posporre (mettere dopo, posticipare) un appagamento immediato. Fra i quattro e i sei anni si sviluppa il SUPER-IO – o IO morale – che consiste nell’insieme di norme morali e regole di comportamento che il bambino riceve dai genitori e incorpora nel proprio apparato psichico. La seconda: (teoria degli istinti) freud distingue due istinti fondamentali – sono alla base del comportamento – l’istinto di vita – EROS . e l’istinto di morte – THANATOS. Solo nell’ultima fase del suo pensiero riconobbe l’esistenza di entrambi. Gli istinti rappresenterebbero le esigenze di ordine somatico dell’organismo. L’eros si esprime con una energia detta LIBIDO e rappresenta la tendenza alla conservazione dell’individuo o della specie. La libido – energia sessuale – può rivolgersi sia verso l’individuo – libido narcisistica – sia verso gli altri – libido oggettuale. Thanatos rappresenta invece la tendenza di tutto ciò che è organico a tornare allo stato inorganico e anch’esso può rivolgersi verso l’individuo o gli altri (auto e etero aggressione). La terza: (teoria sessuale, fasi) secondo freud la genesi della personalità è vista come un susseguirsi di fasi contrassegnate dall’emergere di varie zone corporee la cui stimolazione provoca piacere. Si ha così: FASE ORALE (il piacere è dato dalla stimolazione della mucosa della bocca) FASE ANALE (il piacere è dato dal controllo degli sfinteri e da una intensa attività muscolare) FASE FALLICA (il piacere è dato dalla stimolazione dei genitali) ed infine, - dopo un periodo di latenza che va da 6-7 anni alla pubertà – si ha la FASE GENITALE o della sessualità matura. Durante il periodo fallico si sviluppano due complessi quello di Edipo e quello di castrazione – che hanno un’importanza determinante per lo sviluppo della personalità dell’individuo.



Quarta parte: LACAN:

• A guisa (a mo) di introduzione - Esergo → Lacan <> - <<è il mondo delle parole che crea il mondo delle cose>> -<> _____ Avvertenza Mikkel borch-Jacobsen: non esiste una autentica interpretazione di LACAN: ne siamo ancora privi. Si può provare a fornire alcuni strumenti di lettura, alcune chiavi per alcune serrature. Spetta al lettore servirsene, se lo desidera. Vogliate scusarmi le esitazioni, perplessità e talvolta anche l’ironia o franca irritazione, anche per me è stato un tirocinio con i testi di LACAN. _____ PagXI, Lacan citava HEGEL: ogni uomo è figlio del suo tempo. Jacques Marie Lacan, nato il 13 aprile 1901 e morto il 9 settembre 1981.Psichiatra, psicoanalista, appassionato di filosofia e matematica. Amico personale di Gorge Bataille, Martin Heidegger, Salvador Dalì, Roman Jakobson, Maurice Merleau-Ponty, Claude Lévi-Strauss e Alexander Kojève e tanti altri ancora. Scrisse per la rivista IL MINOTAURO. Michel Surya – nella sua biografia di Bataille – afferma che Jacques Lacan faceva parte della piccola cerchia che gravitava attorno alla società segreta ANCÈPHALE. _____ PagXII, Lacan afferma: il simbolo è di tutti. Citazione a proposito di un casi di plagiarismo fantasmatico analizzato da Ernst Kris; continua: per un analista affrontare la questione del plagiarismo nel registro simbolico deve essere anzitutto centrato sull’idea che il plagio non esiste. Non c’è (la) proprietà simbolica. (quello tra parentesi è aggiunto da me)

Simbolico:
• Laplanche e Pontalis – Enciclopedia della psicoanalisi: il termine simbolico è stato introdotto da Lacan nella sua forma sostantivale (sostantivo → si dice di quella parte del discorso che indica persone, animali, e cose singolarmente sia come classe, per es. uomo, cane, tavolo) per distinguere nel campo della psicoanalisi, l’immaginario, il simbolico, appunto, e il reale. Il simbolico designa l’ordine di fenomeni dei quali si occupa la psicoanalisi in quanto sono strutturati come un linguaggio. Questo termine si riferisce anche all’idea che l’efficacia della cura trova la sua molla nel carattere fondatore del discorso. Freud parla di simbolica o simbolismo ne L’interpretazione dei sogni, 1900, per indicare il complesso dei simboli con significato costante che possono ricorrere in diverse produzioni dell’inconscio (simboli: vi è in FREUD un senso restrittivo del concetto di simbolismo. Che è stato esplicitato piuttosto tardi dallo stesso autore. FREUD stesso infatti ha accennato a questa evoluzione del suo pensiero attribuendola all’influenza di W. Stekel. È un fatto che le aggiunte più importanti che FREUD ha inserito successivamente nel testo L’interpretazione dei sogni – Die Traumdeutung, 1900 – riguardano il simbolismo nei sogni. La sezione nel capitolo sul lavoro onirico dedicata alla rappresentazione mediante i simboli è aggiunta soltanto nel 1914. In Studi sull’Isteria – Studien Über Hysterie, 1895 – distingue in vari passi un determinismo associativo e un determinismo simbolico dei sintomi: la paralisi di Elisabeth von R., per esempio, è determinata secondo vie associative mediante il suo legame con i vari eventi traumatizzanti e simbolizza d’altra parte alcuni tratti della situazione morale della paziente – la mediazione sarebbe assicurata da certe locuzioni suscettibili di essere utilizzate a un tempo in un senso morale e in un senso fisico, per esempio,: questo non va, questa non posso mandarla giù. Già nella prima edizione di L’Interpretazione dei Sogni si può notare: 1. Che FRUED, pur criticando i metodi <> praticati dagli antichi nell’interpretazione dei sogni, mostra tuttavia che sussiste un rapporto di filiazione tra essi e il proprio metodo 2. Che egli dà largo spazio alle rappresentazioni figurate che sono comprensibili senza che il sognatore fornisca delle associazioni; egli sottolinea il ruolo mediatore che svolgono in tali casi certe espressioni linguistiche usuali 3. Che l’esistenza si <>, in cui determinati desideri o conflitti sono raffigurati in modo simile in tutti i sognatori, mostra che vi sono elementi del linguaggio dei sogni indipendenti dal discorso personale del soggetto. Si può dire quindi che FREUD aveva senz’altro riconosciuto l’esistenza dei simboli. Si vedano per esempio queste righe: << … il sogno si serve delle simbolizzazioni già pronte nel pensiero inconscio, perché meglio rispondono, per la loro raffigurabilità e perlopiù anche perché esenti da censura, alle esigenze della creazione onirica. L’importanza attribuita ai simboli in FREUD è avvenuta gradualmente, sia perché andava gradualmente scoprendo numerose varietà di sogni tipici sia perché taluni lavori antropologici mostravano la presenza del simbolismo in altri campi al sogno. Va aggiunto inoltre che la teoria freudiana, proprio in quanto si ricollegava, contro le concezioni <>, alle vedute <> che attribuiscono un senso al sogno, doveva in un primo tempo distinguersi nettamente dai <> che presuppongono un simbolismo universale e favoriscono una interpretazione quasi automatica. Schematicamente, i simboli – nel senso ristretto della simbolica freudiana – si potrebbero caratterizzare con i seguenti tratti: a. i simboli compaiono, nell’interpretazione del sogno, come <>: il soggetto è incapace di fornire delle associazioni riguardo a essi. Si tratta per FREUD di una caratteristica che non è frutto di una resistenza al trattamento, ma è tipica dell’espressione simbolica b. l’essenza del simbolismo consiste in una relazione costante tra un elemento manifesto e la sua o le sue traduzioni. Questa costanza si ritrova non solo nei sogni, ma in modi di espressione molto diversi – sintomi e altre produzioni dell’inconscio: miti, folclore, religione, ecc – e in aree culturali distanti tra loro. Al pari di un vocabolario già codificato, essa sfugge in larga misura alla influenza dell’iniziativa individuale: l’individuo può scegliere tra i sensi di un simbolo, ma non può crearne di nuovi c. questa relazione costante è fondata essenzialmente sulla analogia – di forma, di dimensioni, di ritmo. Tuttavia FREUD rilevava che alcuni simboli possono accostarsi all’allusione: per esempio, la nudità può essere simbolizzata dagli abiti in base a una relazione di contiguità e di contrasto. Va notato inoltre che in numerosi simboli vengono a condensarsi relazioni molteplici tra simbolizzato e simbolo: per esempio, per JONES pulcinella rappresenta sotto i più svariati aspetti il fallo d. i simboli scoperti dalla psicoanalisi sono molto numerosi, ma il campo del simbolizzato è molto limitato.: corpo, genitori e consanguinei, nascita, morte, nudità e soprattutto sessualità – organi sessuali, atto sessuale e. Freud, nell’estendere la teoria del simbolismo, è indotto a riservargli un posto a parte nella teoria del sogno e delle produzioni del inconscio nonché nella pratica dell’interpretazione: << … anche se non esistesse la censura onirica il sogno non sarebbe facilmente intellegibile ai nostri occhi>>. Il senso dei simboli sfugge alla coscienza, ma questo carattere inconscio non può essere attribuito ai meccanismi del lavoro onirico. FREUD rileva che <>. Si ha quindi l’impressione che i soggetti, al di là della diversità delle culture e delle lingue, dispongano di una <>. Esisterebbero quindi due tipi di interpretazione del sogno, uno che si basa sulle associazioni del sognatore, l’altro che ne è indipendente e che consiste nell’interpretazione dei simboli f. l’esistenza di una forma di espressione simbolica così caratterizzata solleva dei problemi circa la sua genesi: come ha prodotto l’umanità questi simboli? Come se ne è appropriato l’individuo?Sono problemi che hanno portato JUNG a elaborare la sua teoria dell’<>. FREUD non ha preso una netta posizione su questi problemi pur formulando l’ipotesi di una eredità filo-genetica. Questa ipotesi dovrebbe essere interpretata – per Laplanche e Pontalis – alla luce del concetto di fantasie primarie → strutture fantasmatiche tipiche - vita intra uterina, scena primaria, evirazione, seduzione – individuate dalla psicoanalisi. Esse organizzano la vita fantasmatica, quali che siano le esperienze personali dei soggetti. L’universalità di queste fantasie si spiega, secondo FREUD, col fatto che esse costituirebbero un patrimonio trasmesso filogeneticamante).La differenza fra la simbolica freudiana e quella di Lacan consiste o nel porre l’accento sul rapporto che unisce il simbolo (simbolo per LACAN. Il simbolo si costituisce come svuotamento del reale – Funzione e campo della parola e del linguaggio. Questa determinazione è essenziale per la psicoanalisi: se il fallo ha valore di simbolo è proprio perché non si confonde con l’organo biologico. Tuttavia, è nella parola – anzi nel significante – che il simbolo prende il suo valore compiuto. Infatti, se questo distacca l’uomo dal rapporto immediato con la cosa – Lacan <> - nello stesso tempo è ciò che la fa sussistere come tale al di là delle sue trasformazioni o della sua scomparsa empiriche: <<è il mondo delle parole che crea il mondo delle cose>> .E la parola non organizza solo la realtà. Essa offre la sola modalità di accesso a questa realtà ma anche all’altro che sia l’altro dell’amore o quello della rivalità. E se la lettera può venire nell’inconscio a iscrivere il desiderio, se il significante lo può esprimere è perché il simbolo governa il mondo umano. Lacan: <>) a ciò che è da esso rappresentato (FREUD) o nel focalizzare come primaria la struttura del sistema simbolico (LACAN); quindi per LACAN il legame con il simbolizzato (ad es. l’isomorfismo – fattore di somiglianza) è secondario e impregnato di immaginario. Freud invece trae una sorta di lingua fondamentale universale dalle particolarità delle immagini e dei sintomi ma la sua attenzione è più rivolta su ciò che essa (il linguaggio) dice che non sulla sua struttura. L’idea di un ordine simbolico strutturante la realtà interumana è stata esplicitata da Lèvi-Strauss sul modello della linguistica strutturale derivata dall’insegnamento di F. De Saussure. Per De Saussure, il significante linguistico, preso isolatamente, non ha alcun legame interno con il significato; esso rinvia ad una significazione solo in quanto integrato in un sistema significante caratterizzato da opposizioni differenziali (per De Saussure il simbolo non è sinonimo del segno linguistico poiché quest’ultimo implica una relazione naturale). Lèvi-Strauss (simbolo: sia per Lèvi-Strauss (antropologia) che per LACAN (psicoanalisi) la parola simbolo non implica necessariamente l’idea di una relazione interna tra il simbolo e il simbolizzato. ) estende/traspone le concezioni strutturalistiche allo studio dei fatti culturali parlando di Sistema Simbolico: ogni cultura può essere considerata come un insieme di <> in cui, al primo posto, si collocano, il linguaggio, le regole matrimoniali, i rapporti economici, l’arte, la scienza, la religione. Lacan rifiuta di racchiudere il senso del termine <> entro limiti rigorosi, ossia di assegnare a un significante un legame fisso con un significato. Per cui, le direzioni – diverse e complementari – che Lacan usa parlando di simbolico sono: 1. Per designare una struttura i cui elementi discreti funzionano come significati (modello linguistico) o più generalmente la dimensione a cui appartengono tali strutture (l’ordine simbolico) 2. Per designare la legge che fonda questo ordine: per es. Lacan col termine <> o <> considera un’istanza che non è riducibile alle vicende del padre reale o immaginario e che promulga la legge.

• Salvatore Dell’IO – Jacques Lacan, istruzione per l’uso: il simbolico fa filar dritto tutti; Lacan: la parola è quella dimensione attraverso la quale il desiderio del soggetto è autenticamente integrato sul piano simbolico. Lacan: quanto al simbolico, non bisogna intenderlo nel senso corrente del termine, come del resto emerge nella tecnica dell’analisi. Non è soltanto un blaterìo.

• Rifflet-Lemaire – introduzione a J. Lacan: il registro simbolico del linguaggio opera una distinzione fra l’interiore e l’esteriore. Lacan (che fa parte di una vasta corrente di pensiero contemporaneo nelle scienze umane) accorda al linguaggio una importanza primaria per la costituzione del <> singolare, distinto dal mondo in cui è inserito e dagli altri con cui rischierebbe di confondersi. Il linguaggio instaura delle relazioni mediate in opposizione alle relazioni immediate senza distanza fra il sé e le cose fra l’IO e gli altri. In quanto mediatore il linguaggio pone il soggetto al suo posto distinto. Il soggetto raggiunge la sua individualità solo grazie all’accesso all’ordine simbolico a lui preesistente. Una seconda distinzione operata dal linguaggio è quella della sua soggettività e della sua manifestazione nel linguaggio (cioè la distinzione del sé e dell’IO della parola). Questa divisione operata all’interno di un soggetto è particolarmente atta a farci cogliere la prontezza con la quale può sorgere un inconscio. Il riferimento a sé si effettua soltanto passando per il linguaggio, non è mai immediato, diretto; è dunque suscettibile di tutte le alienazioni e menzogne, volute o non. Come Lacan un desiderio espresso nella parola – per esempio in una domanda – è sempre qualcosa di diverso dal desiderio che portiamo dentro di noi, espresso nel linguaggio segreto dell’inconscio. L’interpretazione lacaniana delle nevrosi si basa proprio su questo principio: il nevrotico si aliena nel discorso ad un punto tale da perderne il senso (alla base di questo punto, una cattiva risoluzione della fase edipica). Se non fosse così, non si capirebbe perché ogni uomo parlante – posto che abbia un inconscio – non sia nel contempo anche un nevrotico. Ancora: Lacan identifica nell’uso difettoso del linguaggio sin dall’origine, la causa delle nevrosi e delle psicosi. Un accesso pieno all’ordine simbolico è dunque la condizione della normalità. Pertanto il malato che ha fallito nella percezione giusta e ben definita delle relazioni simboliche si caratterizza per la sua fissazione all’immaginario. Quest’ordine (l’immaginario) è quello delle relazioni immediate del sé a sé, del sé all’altro, delle relazioni di alienazione di una soggettività male definita o fragile che si perde nel suo doppio <>: l’altro visto come simile.

• Dizionario di Psicologia Le Garzatine: Lacan si rifiuta – seguendo l’impostazione di De Saussure e di Lèvi-Strauss – di assegnare all’ordine simbolico un significato in quanto ordine originario: il significante non rinvia a un significato ma un sistema significante caratterizzato da opposizione differenziali che il singolo soggetto non ha creato, ma in cui è inserito come nel retaggio della propria storia e della propria cultura; per cui, LACAN, 1966: <>. Lacan, ’53-’54: <>. Il simbolico detta le leggi, è un ordine a cui è sottomessa la comunità umana: l’immaginario e il reale al simbolico si subordinano. Il desiderio dell’uomo diventa veramente umano quando non è più alienato nell’immaginario ma si riconosce nel simbolico. Lacan, 1953-’54: "se si dovesse definire in quale momento l’uomo diventa UOMO diremmo che è nel momento in cui – per quanto poco – entra nella relazione simbolica".

• Dizionario di psicoanalisi di Chemama e Vandermersch: simbolico. il simbolico è una funzione latente ma assai complessa, che abbraccia tutta l’attività umana, (che comporta una parte cosciente e una parte inconscia), ed è legata alla funzione del linguaggio (in particolar modo a quella del significante). Il simbolico, fa dell’uomo un animale (<>) fondamentalmente governato/sovvertito dal linguaggio, il quale determina le forme del suo legame sociale e più essenzialmente delle sue scelte sessuate. Il primato dell’ordine simbolico consta di tre motivi: 1. la messa in opera del gioco dei significanti che condizionano il sintomo 2. È il vero motore del complesso di EDIPO che porta le sue conseguenze nella vita affettiva 3. Il suo principio è stato riconosciuto come organizzatore in modo soggiacente delle forme prevalenti dell’immaginario (effetti di competizione, prestanza, aggressione, seduzione). Carattere universale del simbolico. Il fatto simbolico risale alla più lontana memoria della relazione dell’uomo con il linguaggio ed è attestato dai monumenti più suntuosi lasciati dal passato come dalle più umili e primitive manifestazioni di gruppi sociali: stele (lastra verticale di pietra o di marmo che reca un'iscrizione o immagini in rilievo), tumuli (cumulo di terra e pietre che alcuni popoli antichi usavano elevare sul luogo di sepoltura), sepolcri, incisioni murali, segni lasciati nella pietra. Ciò testimonia la relazione universale e primitiva dell’uomo con il significante e dunque del suo riconoscimento come essere di linguaggio. Poiché senza linguaggio nessuna traccia intenzionale e simbolica renderebbe concepibile il passaggio dell’uomo. L’etnografia (studio dei costumi e delle tradizioni dei popoli con intento puramente descrittivo) delle società dette primitive ha mostrato inoltre che un ordine simbolico regolava – legge dell’esogamia ad esempi – all’interno di un quadro dei legami di parentela la circolazione dei beni, degli animali, delle donne; ordine che opera in modo costrittivo nella sua forma – che è inconscia. L’ordine simbolico in quanto struttura inconscia deve essere distinto dal simbolismo, solitamente attaccato ad un oggetto determinato: chiave di una città, spada feudale, bandiera di una nazione possono tutti iscriversi in questo ordine, restano degli elementi distinti che non lo rappresentano in quanto struttura. Mancanza simbolica. Per la psicoanalisi, per definizione, il simbolico è ciò che manca al suo posto o ciò che stato perduto. Il simbolico così iscrive la funzione della mancanza nell’esperienza umana più comune, ma questo incontro contingente con la perdita implica la sua integrazione necessaria in una modalità strutturale. Sin dall’origine, questa mancanza, riceve un significato propriamente umano dall’instaurazione di una correlazione tra questa mancanza e il significante che lo simbolizza per lasciarvi la sua marca indelebile nella parola ed eternizzare il desiderio nella sua dimensione di irriducibilità. Tutto ciò esige una spiegazione. Sin dalla sua venuta al mondo, il piccolo dell’uomo è immerso in un bagno di linguaggio che gli preesiste e di cui dovrà supportare la struttura nel suo insieme come discorso dell’ALTRO. Questo discorso è già connotato dei suoi punti forti nei quali si esprimono domanda e desiderio dell’ALTRO nei suoi confronti, discorso nel quale in origine occupa il posto di oggetto. Ma occupare in principio questo posto d’oggetto chiarisce il fatto essenziale che attraverso l’esperienza di derelizione (l'abbandono di un bene con implicita rinunzia al diritto di proprietà su di esso) fisiologica (ted.Hilflosigkeit, secondo S. FREUD), in relazione ai bisogni virtuali, è comunque a partire da una mancanza-ad-essere che è lanciato dapprima l’appello all’altro soccorrevole. Da quel momento la risposta dell’altro si sdoppia su due registri: apportare il soddisfacimento di un bisogno da una parte, senza pertanto essere capace di colmare questa mancanza-ad-essere nei riguardi della quale è attesa una prova d’amore. Così, il significante della domanda gioca primordiale gioca all’infinto su questo equivoco per portare le sue conseguenze al di là delle frontiere dell’infanzia e predisporre al discorso dell’ALTRO inconscio il suo posto simbolico. Poiché ogni parola comporterà ormai una dimensione in cui al di là di ciò che essa significherà si mira a qualcos’altro che, non essendo articolabile per essenza nella domanda, designa nella parola questa parte originariamente rimossa. L’ALTRO si delimita come luogo ritenuto detenere le chiavi di tutti i significanti inaccessibili al soggetto e conferisce alla parola la sua portata simbolica, così come l’ALTRO la sua oscura autorità. Marca significante dell’assenza. Ma il bambino deve fare egli stesso l’esperienza di questa mancanza nella sua relazione con l’altro e J. Lacan ha più volte ripreso – in Al di là del principio di piacere, 1920, di Freud – l’esempio canonico del gioco del bambino con il rocchetto per far notare che le prime maldestre manifestazioni fonatorie che accompagnano il movimento alternato della scomparsa (ted. FORT) e di riapparizione (ted. DA) instaurano una prima opposizione fonematica che già connota la presenza assenza-assenza dell’essere caro a partire dalle sue marche significanti. Dunque è solo con l’ausilio del linguaggio che aldilà della presenza o dell’assenza reali si realizza l’integrazione di una marca simbolica che si traduce innanzitutto in assassinio della cosa, capace di innalzare la cosa mancante alla rango di concetto. Più oltre, nei giochi di linguaggio del bambino, è osservabile che tale gioco consiste essenzialmente in una disgiunzione del significante dalla sua funzione di significato, che, oltre al suo ruolo di denominazione o di designazione, istituisce di conseguenza la dimensione simbolica nel linguaggio. Così, in quanto essere di linguaggio, l’uomo accede all’ordine simbolico prevalentemente attraverso l’operazione della negazione. Questo fatto è stato sottolineato da FREUD nel suo articolo sulla delegazione (la negazione titolo oggi contestato; Die verneinung, la denegazione, 1925), dove l’affermazione (ted. Bejahung) del giudizio di attribuzione si enuncia su un fondo precedente di supposta assenza, anzi di rigetto primordiale, (ted. ausstoβung). Questo ordine simbolico costituente del soggetto, lo determina in modo inconscio situandolo in una radicale alterità rispetto alla catena significante ed in cui riceve la sua significazione dall’ALTRO inconscio. Conseguentemente è sul fondo di mancanza/assenza di negazione che il simbolico viene ad elaborarsi nella funzione significante nella misura in cui designa la perdita in generale. Il desiderio invece caratterizza un tentativo di accordo tra questo ordine significante simbolico che lo sovradetermina l’esperienza nella quale viene colto un oggetto incaricato immaginariamente di rappresentare il ricongiungimento con l’oggetto originariamente perduto. Questi punti che descrivono le modalità dell’incontro primordiale del bambino con il linguaggio nella sua correlazione all’assenza e nella sa proprietà di simbolizzare, sono decisivi per cogliere le conseguenze e le connessioni: 1. In effetti ciò che non è articolabile nella domanda instaura questo foro del rimosso originario, perdita che viene a simbolizzarsi nel luogo dell’ALTRO inconscio e che divide il soggetto nel suo rapporto con il significante (Spaltung primordiale) 2. È in questo buco esistente originariamente nella catena significante che è deposto il fallo quale significante e come ultima significazione, per essenza inaccessibile. Il ruolo normalizzatore dell’edipo e l’ALTRO simbolico. Questo dispositivo trova la sua struttura definitiva solo con l’attuazione dell’EDIPO che ha il ruolo di normalizzare al mancanza assegnandole un luogo. Vale a dire che il significante originariamente rimosso che compare nella prima domanda riceverà nell’edipo il suo secondo significato. L’ALTRO primordiale – in altre parole la madre originaria – che è supposto sostenere il significante fallico, è interdetto dal padre. Da quel momento il Nome-del-Padre è ciò che attraverso l’interdizione, funge da autorità nella misura in cui la collocazione ordinata del significante fallico in quanto rimosso dipende da lui e da ciò il Nome-del-Padre viene a raddoppiare la funzione simbolica nel luogo dell’ALTRO. Di conseguenza, il buco del rimosso, così introdotto nella catena significante, sostiene la struttura del desiderio come tale, unita alla legge la quale, mettendo la funzione della mancanza al principio della sua organizzazione, regola il linguaggio. Questa operazione dimostra che solo nel luogo dell’ALTRO simbolico e inconscio che il soggetto può avere ormai accesso al fallo in quanto in quante significante. È sotto forma di un debito simbolico verso l’ALTRO che ne riceve in cambio il dovere di soddisfare le conseguenze di questa mancanza. Introdotta quale struttura nell’esistenza del soggetto, come condizione fondatrice, del linguaggio, questa presenza della mancanza traduce il carattere radicale della determinazione del soggetto, al pari del suo oggetto alle condizioni del simbolo che lo domina. In tal modo l’ordine simbolico è così disposto secondo una catena significante autonoma esterna al soggetto, luogo dell’Altro inconscio nei confronti del quale questo soggetto non può che <> (ex-sister) in un modo acefalo (senza capo (anche fig.): busto acefalo | manoscritto acefalo, (filol.) mancante della prima o delle prime pagine) cioè interamente assoggettato a questo ordine. La funzione paterna assume la sua importanza per il fatto di occupare questo luogo simbolico. In TOTEM E TABU (1912-12) Freud ha mostrato che nel nevrotico questo luogo è occupato dal PADRE morto. È l’assassinio del padre rimosso che genera per il soggetto la coorte delle proibizioni, dei sintomi e delle inibizioni. Per il nevrotico un modo di prendere su di sé il debito e riconoscere che può assumere il suo statuto di soggetto solo come effetto di una combinatoria significante alla quale può avere accesso solo nel luogo dell’ALTRO. Partendo da ciò si capisce l’importanza umana di questo luogo dell’ALTRO inconscio e simbolico come solo riferimento stabile nella misura in cui quest’ALTRO è il luogo della significazione positiva della lingua. La funzione dall’analista trova la sua efficacia fintanto che assicura questa funzione simbolica ALTRA non come persona ma come luogo, sottomesso alla condizione dell’equivoco del significante e non alla significazione positiva del linguaggio (teoria della comunicazione). Poiché la legge del significante è innanzi tutto una legge dell’equivoco che si traduce con il fatto che la parola possa essere mendace (agg. (lett.) che dice menzogne; che contiene menzogne: uomo, testimone mendace), dunque simbolica. Ripetizione e funzione del significante. In Al di là del principio di piacere, 1920, è proprio a quest’ultimo termine di rinuncia di ogni ideale che di padronanza del soggetto che FREUD è stato condotto dal concetto di automatismo e di ripetizione. È da notare che l’automatismo di ripetizione prende il suo punto di partenza precisamente al limite del processo di rimemorazione, ossia in quel luogo ALTRO dove si trova il significante originariamente rimosso. Ma tale automatismo, indifferente al principio di piacere come constaterà FREUD, si rivela essere un ordine formalizzato simile ad una pura scrittura letterale simbolica di tipo logico-matematico in atto nella catena significante;scrittura al quale il soggetto è assoggettato e che significa che la sua efficacia è legata al carattere fuori senso (fuori significato) del significante, al contrario di quanto accade con il sintomo che consiste in una precipitazione di un senso. Cionondimeno se l’automatismo si distingue per questa funzione simbolica astratta, l’esigenza di novità che lo anima gioca proprio sull’equivoco talmente bene che l’autore non può riconoscere la struttura latente che si ripete in un'altra scena. L’automatismo di ripetizione non sottolinea soltanto il primato del simbolico nell’azione umana, permetti di riconsiderare l’insieme delle vicissitudini della soggettività, così come il nodo borromeo si adopera a dimostrarlo: per sapere che l’immaginario è sotto il peso di una organizzazione latente che lo surdetermina non senza che lo stesso simbolico si organizzi partendo da un buco reale, quello del significante originariamente rimosso che lo condiziona per intero.

• Pierre Kaufmann – L’apporto freudiano: immaginario, reale e simbolico. Ognuno di questi campi si è effettivamente costituito come categoria nella misura in cui a trovato il suo fondamento nella struttura originaria dell’apparato psichico: l’immaginario nell’organizzazione dello stadio dello specchio, il simbolico nella catena significante, il reale nell’impossibilità (logica) del rapporto sessuale. Queste categorie si sovrappongono reciprocamente; in particolare il simbolico, in posizione intermedia, assume l’immaginario secondo le leggi che gli sono proprie, e consuma la sua stessa distruzione nell’opposizione tra parola e lo scritto. Funzione e campo della parola e del linguaggio in psicoanalisi costituisce il manifesto inaugurale di LACAN, tratta il simbolo in uno stile classico secondo HEGEL (il simbolo come morte della cosa), articolando, con l’obiettivo di una formulazione dell’inconscio, con il principio di una combinatoria – secondo il precedente di Lèvi-Strauss; mentre nessun riferimento era fatto a quell’epoca alla nozione di catena significante. Dal simbolo alla catena significante. Il 23 marzo del 1955, J. LACAN illustrando LA LETTERA RUBATA con la collaborazione di Jacques Riguet: << … oggi … accenneremo nuovamente ai dati di base di quel che è chiamato confusamente cibernetica (def: arte di guidare, di pilotare; il nome si deve al matematico statunitense Norbert Wiener (1894-1964), che ne è stato il fondatore; s. f. scienza che studia i principi di funzionamento e la realizzazione di macchine automatiche, generalmente elettroniche, in grado di simulare le funzioni di organismi viventi e, in particolare, del cervello umano) ma che è non di meno qualcosa che ci interessa in sommo grado nel piccolo affare che perseguiamo da due seminari: CHE COS’E’ il soggetto?, in quanto è, tecnicamente, nel senso freudiano del termine, il soggetto inconscio, e di conseguenza, essenzialmente il soggetto che parla. Ora, ci appare sempre più chiaro che il soggetto che parla è al di là dell’ego>> <<è stata costruita sembra una macchina che gioca a pari o dispari …… si hanno in mano due biglie e si presenta all’avversario la mano chiusa dicendo PARI O DISPARI? Ho mettiamo due biglie, se dice dispari, me ne deve uscire una. E si continua>>. È allora che avviene il riferimento a LA LETTERA RUBATA, a proposito della quale siamo nuovamente rimandati alla testimonianza della cibernetica: <>. Viene allora sviluppato un parallelo tra il gioco della macchina e la manipolazione intersoggettiva dei simboli. Con la macchina, <>. L’efficacia simbolica utilizzata da C. Lèvi-Strauss <> il riferimento a Lèvi-Strauss è importante e per certi versi LACAN resta nella sua scia: se ne discosta per le esigenze teoriche che ne scaturiscono dal pensiero freudiano; 12 maggio 1955 in riferimento al seminario del 26 aprile 1955 << cercherò di collegare la funzione della parola a quella della morte …….. della morte come ciò a cui la vita resiste>>. <> La risposta verrà il 29 giugno dello stesso anno, 1955, senza che vengano modificati i termini del problema: "L’IO (MOI) si iscrve nell’immaginario. Tutto nell’IO si iscrive nelle tensioni immaginarie, come tutto il resto delle tensioni libidiche. Libido e IO sono dalla stessa parte. Il narcisismo è lipidico. L’IO non è una potenza superiore, né un puro spirito, né un’istanza autonoma, ne una sfera senza conflitti – come qualcuno osa scrivere – su cui ci possa appoggiare. …… è qui che abbiamo lo sbocco dell’ordine simbolico, che non è l’ordine lipidico in cui si iscrivono

Immaginario:

Reale:
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